spiaggia australia

Le spiaggie

La maggior parte della popolazione australiana vive lungo la costa, le cui spiagge, oltre a essere meta di turisti provenienti da ogni parte del mondo, ricoprono da moltissimo tempo un ruolo fondamentale nell’identità dell’Australia, circondata dai tre oceani più grandi, il Pacifico, l’Indiano e l’Oceano del Sud.

La costa del continente australiano ospita spiagge sabbiose, scogliere e paludi di mangrovie per un’estensione di più di 30.000 km e, se si aggiungono le isole, il numero sale a 47.000.

Per spiaggia si intende una zona sabbiosa lunga più di 20 metri che rimane asciutta anche dopo l’alta marea: in base a questa definizione la Coastal Studies Unit dell’università di Sydney ha contato esattamente 10.685 spiagge in Australia.

Formazioni di rocce naturali

Le onde che nel corso degli anni hanno continuato a infrangersi sulla costa australiana hanno creato innumerevoli grotte e insenature insieme ad alcune formazioni di rocce naturali conosciute come I Dodici Apostoli, delle enormi pietre che si ergono sulla costa del Victoria.

 

dodici apostoli

Sia la sabbia che i depositi rocciosi hanno dato vita a lunghe spiagge, come la Ninety Mile Beach, nella regione della Gippsland a sud est del Victoria, e l’Eighty Mile Beach, nell’Australia occidentale, a circa metà strada fra Broome e Port Hedland.

 

Storia della spiaggia

Le storie che vengono raccontate da chi è stato sulle spiagge australiane sono infarcite di disastri, tragedie, scoperte e piaceri.

Negli ultimi 600 anni, hanno visitato le spiagge australiane visitatori provenienti da Cina, Portogallo, Spagna e Olanda, la cui presenza è testimoniata dai resti delle navi naufragate, dai reperti, dai disegni nelle grotte e dalle mappe ritrovate: è stato sempre molto rischioso navigare queste acque, ecco perché sono stati in molti a fallire nel tentativo di arrivare in Australia.

L’enciclopedia dei Naufragi Australiani ne conta più di 16.000.

Per decine di centinaia di anni gli Aborigeni e i Torres Strait Islander si sono nutriti grazie alla pesca, il cui commercio, gestito dagli abitanti della costa del nord, dal mare Arafura a Torres Strait, avveniva con ciò che oggi sono Indonesia e Papua Nuova Guinea.

Fino ai giorni nostri, le anziane Goorewal del New South Wales utilizzano la propria conoscenza relativa al calendario naturale, alle correnti, al vento e alle creature marine per capire quand’è il momento giusto per andare sulla costa a raccogliere molluschi. Inoltre, la pratica di costruire collane e altri oggetti con le conchiglie è stata trasmessa di generazione in generazione fino a oggi.

 

Un posto di lavoro

Per molti australiani, le spiagge sono un posto di lavoro: le prime occupazioni delle comunità costiere erano relative alla ricerca di perle, all’allevamento di ostriche, alla caccia alle balene e alla pesca, mentre oggi è rimasta solo la pesca, ma si sono aggiunti lo studio della biologia marina e parchi nazionali, oltre alle varie occupazioni relative al settore del turismo.

pesca

Per l’Australia la pesca è un settore multi milionario che porta più di 2,2 milioni di euro all’anno. Inoltre, il pesce è un’ottima risorsa di cibo, infatti gli australiani ne consumano circa 16 kg all’anno a persona, grazie ai mercatini del pesce e ai supermercati che ne forniscono di fresco.

L’Australian Fishing Zone (AFZ) è la terza più grande al mondo e copre circa nove milioni di chilometri quadrati, estendendosi per 200 miglia nautiche dalla costa australiana che includono anche le acque che circondano le isole più esterne come la Christmas Island nell’Oceano Indiano e le isole McDonald nell’Antartico.

L’industria ricreativa costituisce l’impiego principale di coloro che vivono lungo le coste, infatti l’amministrazione locale mette a disposizione del personale – venditori al dettaglio, addetti alla manutenzione e al campeggio, albergatori, guide turistiche e altre centinaia di persone – per piacevoli e divertenti visite o soggiorni sulle spiagge contornati da ottimo cibo.

 

Un posto ricreativo

Non ci sono spiagge private in Australia, anzi, sono tutte pubbliche e chiunque può accedervi senza problemi, questo perché è stato deciso che debbano essere il luogo di relax e divertimento.

Molte persone vivono vicino alle spiagge tanto da poterle visitare quasi quotidianamente, mentre altri le utilizzano come meta delle vacanze. Non vi sono dei luoghi che si prediligono ad altri, infatti sia le spiagge più popolari che ospitano un gran numero di persone, che quelle più tranquille con i parchi nazionali ospitano molti turisti e locali.

Alcuni vanno in spiaggia solo per il sole e il surf, altri per un giro in barca, la pesca, lo snorkelling, lo scuba diving e per raccogliere conchiglie, senza contare le meravigliose viste che si possono fare dalle coste, meta ambita sia dai turisti che dagli australiani stessi.

Quasi tutte le spiagge ospitano un gran numero di persone nei giorni dell’ultimo dell’anno e nell’Australian Day: Manly a Sydney e Glenelg ad Adelaide offrono intrattenimento e fuochi d’artificio nel corso di entrambe le festività, tanto da essere diventata una tradizione, per i turisti internazionali che sotto Natale si trovano a Sydney, andare a Bondi Beach, meta di più di 40.000 persone nel giorno di Natale.

Bondi Beach però non è l’unica spiaggia che viene visitata, infatti i turisti amano anche St Kilda a Melbourne, Surfers Paradise sulla Queensland Gold Coast, Cottesloe a Perth e Glenelg ad Adelaide.

 

I bagnini surfisti

In estate, nelle spiagge australiane, vi sono centinaia di volontari che si offrono come bagnini sul surf per salvaguardare la vita dei bagnanti.

surfisti
Il loro numero ammonta a 500.000 negli ultimi 80 anni e, ultimamente, i salvataggi fatti oscillano fra gli 8.000 e i 10.000. Questi volontari, inoltre, partecipano a frequenti gare – a livello comunale, regionale, nazionale e internazionale – per tenersi in forma e allenarsi al fine di non perdere il ritmo.

Protezione marina e costiera

Il governo australiano gestisce delle zone marine protette, grazie all’Environment Protection and Biodiversity Conservation Act 1999 (Atto EPBC), la cui sorveglianza può essere sia territoriale che statale o una combinazione di varie agenzie governative.

Con la Convention delle Nazioni Unite sulla Legge del Mare, l’Australia ha diritti e responsabilità su oltre 16 milioni di chilometri quadrati di oceano, più del doppio dell’estensione del continente australiano, area abitata da centinaia di specie marine diverse, alcune delle quali sono uniche in Australia, che contribuiscono a fare di questo continente il paese più ricco di biodiversità.

 

La grande barriera corallina

Situata sulla costa orientale dell’Australia, la grande barriera corallina è una delle meraviglie naturali del mondo che ospita il più vasto ecosistema del globo.

Nel 1981 è stata dichiarata come Patrimonio Mondiale e abbonda di svariate specie come dugonghi, tartarughe verdi, diverse varietà di delfini e balene, più di 1.500 specie di pesci, 4.000 tipi di molluschi e più di 200 specie di uccelli.

L’arte

Dal XIX secolo, la spiaggia è diventata il soggetto principale nei dipinti australiani: le prime raffigurazioni furono di Tom Robert, Slumbering sea, Mentone e di Charles Conder, Sketch of Littlehampton Beach.

Da allora è stata questa l’immagine principale raffigurata nelle arti australiane fino agli artisti contemporanei come Anne Zahalka (The Bathers e Cole Classic). Tutti questi lavori mostrano l’amore per il sole e la gioia e il divertimento di restare su quelle spiagge.

Anche alcuni scrittori australiani sono stati associati alle spiagge per i loro scritti: le novelle di Tim Winton e i libri di Robert Drewe, Gabrielle Carey e Kathy Lette ne sono un esempio.

Oltre a essere tipici scenari per i film, le spiagge sono anche il luogo di confronto tra diversi gruppi culturali, non solo per l’incontro degli europei con gli aborigeni, ma anche per il confronto, ad esempio, avvenuto tra gli anni ’50 e ’60 tra i “motociclisti dal viso pallido”, i Bodgies and Widgies, con i The Push e i surfisti superabbronzati.

La moda e la mania del surf diedero vita a hit famose come He’s my blonde-headed stompie wompie real gone surfer boy di Little Pattie nel 1963.

The Stomp fu ispirato dalla camminata sulla sabbia ed è diventata la tipica danza del surf negli anni ’60 in Australia. Per ballare al meglio bisogna essere scalzi.

Tra gli anni ’70 e i ’90 le novelle hanno esplorato anche la parte ombrosa delle spiagge, come si può capire dal thriller Summer city e da Blackrock. Più di recente, l’incontro fra i Bra Boys di Marouba con altri gruppi è stato l’oggetto di un film documentario nel 2007.

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