Lavorare in Australia

Informati sugli obblighi del tuo datore di lavoro

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Questo post è solo la parte finale di una serie di scenari fittizi citati per aiutare i lavoratori con residenza permanente aventi il visto 457 e i loro sponsor a capire meglio le proprie responsabilità e i propri doveri.

L’obiettivo di questo post è anche quello di evitare eventuali truffe o frodi che il dipartimento prende in considerazione molto seriamente, infatti vi sono delle penalità particolari per chi viene colto sul fatto.

Obblighi del datore di lavoro

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• Egli ha un determinato numero di doveri da rispettare, altrimenti incorrerà in sanzioni e penalità
• Non può chiederti di pagare dei costi come quello relativo alla sponsorizzazione e alla candidatura della tua persona
• Chi è in possesso del visto deve essere consapevole dei doveri che ha il proprio datore di lavoro
• Chiunque lavori in Australia ha diritti e protezione sul posto di lavoro. Per saperne di più sui tuoi diritti vai su http://www.fairwork.gov.au/find-help-for/visa-holders-and-migrants

Se sei in possesso di un visto e pensi che il tuo datore di lavoro non risponda ai suoi doveri, puoi riportare la tua lamentela anonimamente su:
http:/www.immi.gov.au/Help/Pages/immigration-dob.in-service.aspx#what-information-should-you-provide-to-us

Se il tuo capo ti fa lavorare più ore del previsto o se i tuoi diritti non vengono rispettati sul posto di lavoro, puoi contattare il Fair Work Ombudsman su http://www.fairwork.gov.au/Contact-us/email-us che ti aiuterà a fronteggiare i tuoi problemi.

Nota bene: nome e business presenti in questa storia sono puramente inventati.

Sasha ha lavorato come elettricista ed è stata sponsorizzata dalla Down Thunder ElectricalPty Ltd. Quando ha accettato questo lavoro le fu promesso che dopo due anni avrebbe ricevuto lo sponsor per poter poi richiedere la residenza permanente, così ha iniziato a lavorare per 38 ore settimanali che vedevano un compenso di 1.037€.

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Adorava il suo lavoro e ogni minuto che passava in Australia, finché dopo tre mesi dalla sua assunzione, il suo datore di lavoro le ha chiesto il rimborso dei costi sostenuti per il suo visto, circa 12.000€. Qualora non fosse stata in grado o non avesse voluto restituirli, il suo datore di lavoro l’ha minacciata di cancellare tutta la procedura per il suo visto e di non sponsorizzarla per la residenza permanente. Ecco che Sasha iniziò a preoccuparsi che la sua nuova vita fosse in pericolo.

Nelle settimane seguenti, con riluttante consenso di Sasha, il suo datore di lavoro ha iniziato a trattenerle dallo stipendio settimanale 150€ per il rimborso, ma purtroppo non si è fermato qui, infatti le ha anche chiesto di aumentare le sue ore lavorative e di includerci anche i suoi giorni di riposo.

Sasha era stanca, affaticata e a mala pena riusciva a pagare bollette e affitto a causa delle detrazioni che le venivano imposte, ma non mollava perché aveva paura che nel momento in cui si fosse ribellata, il suo visto sarebbe andato in frantumi: non sapeva più cosa fare.

Così Sasha ha iniziato a parlare con i suoi colleghi, i quali hanno affermato che anche loro subivano ingenti detrazioni dal loro stipendio e lavoravano molte più ore per restituire del denaro, presumibilmente dovuto, al datore di lavoro: a quanto sembrava non era l’unica a essere sfruttata.

residenza permanente

Un’amica di Sasha, avendo notato il suo stato di preoccupazione relativo al visto e il suo livello di stress causato dalle troppe ore di lavoro, alla fine le consigliò di denunciare l’accaduto al Dipartimento dell’Immigrazione e della Protezione delle Frontiere, in quanto solo il dipartimento avrebbe potuto cancellare il suo visto, non il suo datore di lavoro che, a quanto pare, non avrebbe avuto nessuna voce in capitolo, senza contare il fatto che Sasha avrebbe potuto licenziarsi e cercare un altro lavoro per essere sponsorizzata senza problemi.

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Così, seguendo i consigli della sua amica, Sasha ha denunciato anonimamente il suo datore di lavoro sul sito del Dipartimento, i cui operatori si sono poi recati sul posto di lavoro di Sasha, scoprendo che tutti i dipendenti subivano ingiuste detrazioni. La conseguenza fu che il datore di lavoro venne bandito dalla possibilità di sponsorizzare i lavoratori e denunciato al Fair Work Ombudsman sia per le troppe ore di lavoro richieste ai dipendenti che per le detrazioni dallo stipendio.

Alla fine, dopo l’investigazione condotta dal Fair Work Ombudsman, è emerso che non solo i lavoratori venivano sottopagati, ma che il tizio in questione ha violato il Fair Work Act: gli è stato così imposto di ripagare Sasha e tutti i suoi colleghi per le ore di lavoro non pagate e per le detrazioni.

Nel frattempo lei è riuscita a trovare un nuovo impiego in cui il datore di lavoro oltre ad adempiere tutti i suoi doveri, l’avrebbe sponsorizzata per la residenza permanente.

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