come trasferirsi in australia

Come trasferirsi in Australia

Se vuoi conoscere il modo migliore per trasferirti in Australia senza leggere tutto questo papiro, ti consiglio il mio Visa Assessment Service che anche se non è gratuito, vale ogni singolo centesimo che ci investi: il mio agente di immigrazione delMARA è una persona molto efficiente e prima di consigliarti come procedere analizzerà le tue informazioni al fine di proporti il meglio.

Posso garantirti che ne vale davvero la pena!

Come io mi sono trasferito in Australia

Una delle domande più comuni che mi viene posta è “Da dove comincio?”, ma non c’è una risposta universale e identica per tutti: varia da persona a persona e io la mia la conoscevo perfettamente.

Qui di seguito ho riportato tutte le fasi che io stesso ho percorso per trasferirmi in Australia, descrivendo ogni singolo passo, dall’idea iniziale fino al mio arrivo con un visto permanente.

Iniziamo!

 

L’idea

Come qualsiasi cosa nella vita, anche questa è iniziata con un’idea, come “Penso che andrò in Australia”, che per quanto possa essere semplice, è anche impegnativa: si tratta di un gran bel viaggio, di quelli che in passato erano impensabili.

La maggior parte di noi pensa ancora all’Australia come un paese troppo isolato dal resto del mondo, quindi preferisce visitare l’Europa.

Nell’ormai lontano 2000, quando mio cognato insieme alla sua famiglia si trasferì in Australia (Brisbane), mia moglie si sentì persa, devastata: non avrebbe più visto i suoi nipotini che all’epoca avevano sei e quattro anni.

Perché suo fratello doveva portarglieli via e, per giunta, così lontano?

Così, data la situazione, abbiamo deciso (anzi, mia moglie ha deciso) che una volta ogni due anni saremmo andati in Australia e così facemmo.

Ora, un consiglio che posso darti riguardo zie, zii, nonne e nonni che cercano di ostacolarti in tutti i modi è:

IGNORALI!

Se decidi di partire, segui il tuo istinto, poi cerca di farti venire a trovare il prima possibile, così, quando ti raggiungeranno capiranno la tua scelta e la loro rabbia svanirà, perché toccheranno con mano la nuova vita che si accingono ad avere i tuoi figli: posso garantirtelo!

Tornando a me e a mia moglie, abbiamo soggiornato in Australia nel dicembre del 2009, e nel settembre 2010.

Durante le prime due visite siamo rimasti per molto tempo in Brisbane e abbiamo passato dei momenti fantastici, ma l’amore non era ancora sbocciato, così rimanemmo dell’idea di spostarci in Francia.

Ma poi arrivò la visita del dicembre 2011.

Non siamo rimasti solo a Brisbane, dopo le vacanze di Natale abbiamo preso la nostra macchina e abbiamo guidato fino a Sydney, in tempo per festeggiare il capodanno e vedere gli spettacolari fuochi d’artificio, dopodiché ci siamo rimessi alla guida fino all’Hunter Valley, dove siamo restati per qualche giorno.

Poi siamo andati su una spiaggia chiamata Teewah, a un paio d’ore a nord di Brisbane ed è stato a dir poco meraviglioso anche perché per arrivarci abbiamo dovuto guidare lungo la spiaggia per 10/12 km.

teewah beach

Per raggiungere il pub più vicino o qualsiasi altra cosa più vicina, devi andare un po’ fuori strada, ma se conosci la zona, riesci anche a raggiungere, in modo abbastanza movimentato, Rainbow Beach in circa 40 minuti.

Alla fine abbiamo trovato il pub, ma penso che qui sorvolerò sui dettagli di come ho ingurgitato patatine e tracannato birra, te lo risparmio.

Rainbow Beach è meravigliosamente adorabile, ma Teewah è speciale, visitala se puoi. Vedi mappa.

È stato in quest’ultimo soggiorno che ci siamo innamorati perdutamente dell’Australia: abbiamo dato uno sguardo a ciò che il paese, oltre a Brisbane, poteva offrirci e ci siamo accorti che era veramente tanto.

Improvvisamente, rimanere così lontano dall’Europa e da qualsiasi altro paese nel mondo, non sembrava una cattiva idea.

Non prendemmo la decisione di trasferirci solo perché io e mia moglie ci eravamo follemente innamorati dell’Australia, ma perché aveva anche quel qualcosa in più che nostra figlia, all’epoca di soli 21 mesi, adorava: la vita all’aria aperta, muoversi continuamente, il sole, la sabbia e la spiaggia la rendevano così felice come non l’avevamo mai vista prima.

padre e figlia

Infatti, quando l’abbiamo adagiata sulla sabbia a Teewah non ha smesso di giocare per ore, era veramente contenta e serena.

È stata la vacanza che ha poi cambiato la nostra vita.

Prendere in mano le redini e decidere con fermezza il nostro spostamento in Australia è stato tanto entusiasmante quanto spaventoso, perché diversamente dalla Francia che era più vicina, andare in Australia era come fare il passo più lungo della gamba, ma ormai avevamo deciso.

Tipi di visto

Sono passati i tempi in cui bastava salire su una nave, approdare su un’altra terra e iniziare una nuova vita.
Oggi le cose sono leggermente cambiate, per cui ora ti spiegherò i sei tipi di visto che ti permetteranno di rimanere in Australia.

Tuttavia, anche se cerco di tenere queste informazioni sempre aggiornate, è meglio che le controlli volta per volta sul sito immi.gov.au/immigration.

• Visto Employer Sponsored Workers.

Se riesci a trovare un datore di lavoro che intende offrirti un posto, sarai a cavallo!

È il modo più veloce per ottenere un visto, quindi, se hai questa fortuna, lavora per lui per due anni, stai fuori dai guai così potrai richiedere la residenza.

Per poterci rientrare però, dovrai avere delle abilità specifiche e il tuo datore di lavoro dovrà provare allo stato che nessun australiano è disponibile per quel tipo di mansione. Per un lavoro più qualificato invece è possibile avere il visto permanente, sempre in base ai programmi disponibili.

• Visto Skilled Migrant.

È anche conosciuto come visto General Skilled Migration ed è esclusivamente per chi rientra nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 45 (o 50) anni e che ha una buona padronanza dell’inglese.

Le liste degli impieghi sono una sorta di campo minato, ma sembrano essere divisi in :

  1. Skilled Occupation List (SOL),
  2. Critical Skills List (CSL),
  3. Employer Nominated Skilled Occupation List (ENSOL)
  4. Migration Occupations in Demand List (MODL).

Confuso? Beh… anch’io, ma non disperare: più tardi ti chiarirò le idee.

• Visto per gli imprenditori.

Di nuovo, credo che quest’opzione sia valida per chi è tra i 18 e i 45/50 anni.

Conosciuto come visto Business Skills, è quello che prevede l’investimento in un business australiano, non solo, anche gestirne uno proprio rientra nei parametri di questo tipo di visto, come comprare un franchise.

• Visto per dottori e infermiere.

Dato che si registra una carenza di dottori e infermiere, ci sono molte opportunità di trovare un lavoro in Australia se hai questo tipo di qualifiche. Trovi più informazioni sull’argomento sulla mia pagina nursing in Australia.

• Visto Investor Retirement.

Se sei un over 55 senza persone a carico, consorte esclusa, e puoi provare che sei un cittadino che si finanzia prevalentemente con mezzi propri, puoi aver diritto alla pensione.

Certo, non otterrai una residenza permanente, ma un visto per quattro anni sì, cosa che puoi rinnovare rifacendo domanda tutte le volte che vuoi, fermo restando l’appartenenza ai requisiti di cui sopra (controlla sempre il sito immi/retirement per vedere se è cambiato qualcosa).

• Visto Working Holiday.

Non è un visto permanente, ma se ti trovi nella fascia d’età compresa fra i 18 e i 30 anni è un ottimo espediente per esplorare il paese in lungo e in largo e vedere se ti piace o meno.

Sei autorizzato a lavorare per il periodo della tua permanenza, se vuoi, oppure puoi lavorare per un massimo di sei mesi per qualsiasi datore di lavoro.

 

Tuttavia, se hai delle abilità particolari che rientrano in quelle richieste, puoi dimostrarle a più datori di lavoro, in modo da poter entrare più facilmente nell’offerta Employer Sponsored: potrebbe essere un modo molto veloce per rimanere in Australia, facendo piccoli passi, prima col visto Holiday, poi con quello Sponsored e poi col Permanent.

In ogni caso, questo tipo di visti (Working Holiday e simili) sono disponibili solo a chi appartiene ai paesi beneficiari (dai sempre uno sguardo al sito del governo australiano per essere aggiornato) che sono – per il Visto Working Holiday – Belgio, Canada, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Hong Kong come Regione Speciale Amministrativa della Repubblica Cinese, Irlanda, Italia, Giappone, Regno Unito, Repubblica della Corea, Malta, Olanda, Norvegia, Svezia e Taiwan.

Mentre per il visto Work and holiday sono: Argentina, Bangladesh, Cile, Indonesia, Iran, Malesia, Tailandia, Turchia e Stati Uniti.

A ogni modo, ti ricordo che le parole che sto scrivendo non sono scolpite nella pietra, mirano solo a darti uno sguardo generale sulla situazione australiana, anche perché le regole cambiano spesso e il più delle volte sono complicate e difficili da gestire.

Ad esempio, il governo tempo fa aveva annunciato che avrebbe ridotto le assunzioni degli stranieri, in particolare nelle aziende di costruzione e manifatturiere.

Questo perché l’idea era di trovare per le società muratori, idraulici, saldatori e carpentieri che fossero del luogo in modo da combattere la crisi nel settore dell’edilizia.

Ciononostante, i datori di lavoro che non riuscivano a trovare mano d’opera sul posto, potevano recarsi all’estero per trovarla.
Se hai voglia di vedere quanto sia complicato, vai sull’immi e fatti un’idea: puoi trovarci una lista con tutti i lavori e le clausole relative (c’è anche un box per la ricerca in modo da avere subito le informazioni che cerchi).

Rivolgiti a un assistente professionale

Una semplice soluzione a tutte le complicazioni che puoi trovarti davanti è quella di rivolgersi a chi se ne intende, quello che in Australia si chiama Migration Agent del MARA (Migration Agents Registration Authority) che può darti tutte le informazioni e l’aiuto di cui hai bisogno.

Anch’io ho un agente che lavora per me su questo sito, lo conosco dal 2011 e posso dire che è una persona davvero preparata e che, in maniera esauriente, fornisce la propria assistenza.

Il curriculum

Se stai cercando un lavoro in Australia, sia che tu viva qui o fuori, hai bisogno di crearti un curriculum che faccia spiccare la tua persona, le tue abilità e le tue qualifiche e in questo il Resume Centre di James Innes può darti una mano; te lo consiglio in quanto è considerato il miglior esperto in materia.

Quindi ricapitoliamo: dopo aver avuto l’idea di vivere in Australia, dai uno sguardo ai vari tipi di visto che il paese ti offre e vedi in quale rientri.

Ora devi iniziare con il processo di presentazione delle domande: le tanto temute scartoffie. Ma prima di addentrarci nell’argomento, permettimi di ricordarti alcune cose.

Quanto costa trasferirsi in Australia?

trasferirsi in australia

Il procedimento non è economico, quindi avrai bisogno di un bel po’ di risparmi ed è meglio che ti ci abitui sin da adesso e che impari a sorridere quando inizierai a firmare assegni.

Tuttavia, ciò che sto per scriverti risale a qualche anno fa, quindi ora i costi saranno cambiati…cioè…aumentati e anche se non posso dirti con esattezza a quanto ammontano i prezzi odierni, posso dirti invece quanto è costato il tutto a me, mia moglie e mia figlia di soli tre anni.

In ordine decrescente:

• Trasportare via mare un container carico di mobili 6.000€

• Portare il tuo cane (sarai felicissimo di averne uno) 3.000€

• Biglietti di sola andata per la famiglia 1.400€

• Tasse per gli agenti del MARA 1.200€

• Tasse per il governo australiano 1.000€

• Tasse sanitarie (inclusi due raggi X) 800€

• Valutazione delle qualifiche (se ne hai bisogno), circa 675€

• Tasse amministrative, abilitazioni/certificazioni, fedina penale e affrancature 150€

Quindi diciamo che siamo intorno ai 14.225€ che col tasso di cambio, in dollari australiani diventerebbero circa 35.000$.

Quanto costerà a te?

Forse è meglio che ignori i miei costi perché per ognuno i prezzi variano, tutto ciò che posso dirti, anzi ribadirti è che nel corso del tempo i prezzi sono aumentati, in particolare quelli governativi, dai uno sguardo sulla mia pagina Visas per avere più informazioni.

Allo stesso modo sono aumentati i prezzi dei voli e sono anche più che certo che abbia subito delle variazioni anche il trasporto via mare.

Inoltre, voglio mettere in chiaro una cosa: il pagamento per il MARA è solo una piccola percentuale dei costi generali e molte persone cercano di “cavarsela da sole” non ricorrendo a un agente.

Ecco, non fare lo stesso errore perché ti ricordo anche che se la tua domanda non è compilata come dovrebbe, perderai la tassa governativa, quindi, meglio pagare un po’ di più e farsi aiutare che perdere molto più denaro per una svista che poteva essere evitata.

Come scegliere il tuo esperto del MARA

I suddetti esperti sono registrati nel Migration Agents Registration Authority per cui dovranno aderire a determinati codici di etica professionale: non vengono pagati dallo Stato, ma direttamente da te in quanto loro cliente.

Tuttavia, lo Stato stesso non vuole star dietro a tutte le domande mal compilate, quindi si affida a queste persone per filtrare i vari documenti che non rispondono ai requisiti richiesti.

Pertanto ti consiglio di affidarti a un agente che, per una valutazione preliminare richiederà un prezzo minore: perché non approfittarne?

Il nostro agente

Quando io e mia moglie ne abbiamo scelto uno abbiamo fatto un terribile sbaglio perché ci venne dato il nome di una persona che sarebbe dovuta essere efficiente, così l’abbiamo contattata per chiederle se sarebbe stata disposta a seguirci e a rappresentarci.

Per sorvolare su tutta la storia: le procedure sono andate molto al rilento.
Lei infatti, ci ha chiesto molte informazioni che noi le abbiamo dato, ma visto che non ci rispondeva mai, abbiamo dovuto “inseguirla” e tempestarla di chiamate prima che lei si scusasse e si giustificasse promettendoci di dedicarsi al nostro caso “la settimana prossima”.

Prima di saperlo però sono passati tre mesi in cui ci ha lasciati soli con la documentazione in sospeso, così io e mia moglie abbiamo preso la decisione di scaricarla, senza avvisarla formalmente e per iscritto, ma semplicemente interrompendo le comunicazioni; ed è stato meglio così, perché lei non ci ha né richiamati né cercati: tutto si è svolto silenziosamente.

Non fare il nostro errore

Ovviamente, quest’agente non era assolutamente professionale per cui prendi spunto dal nostro errore e non fare lo stesso.

Ricordati che sei tu il cliente e non dovresti essere trattato in modo così superficiale e scadente.

Certo, probabilmente l’agente in questione potrebbe aver avuto dei problemi personali, o forse non credeva nel nostro caso, o forse non era un granché o forse è stata rapita da un gruppo di alieni che l’hanno scossa terribilmente.

Qualunque sia la causa o la non causa in questo caso, per quanto riguarda me e mia moglie avremmo dovuto prendere in mano la situazione dopo due settimane di “stranezze”, ma eravamo un po’ in soggezione, del resto lei era parte del MARA: ciò che abbiamo pensato era che forse avevano molto lavoro da svolgere, forse era normale e dovevamo solo essere pazienti…ma NO.

La risposta è NO.

Sono figure professionali, quindi devono trattare i clienti professionalmente.

Impara a riconoscerli e a distinguerli dagli “scansa fatiche”: se te ne capita uno, depennalo e cercane un altro.

La cosa peggiore è stata quando abbiamo iniziato a convincerci del fatto che lei non volesse prendere in considerazione la nostra domanda: pensare che per lei non ne valesse la pena è stato un colpo terribile.

Ma non ci siamo dati per vinti: abbiamo trovato un’altra agente che ha fatto un ottimo lavoro…infatti ora siamo qui!

Ti consiglio la mia agente

Sono stati in molti a chiedermi chi fosse la mia agente, quella brava intendo, così da contattarla e lavorare con lei.

Ho cercato di contattarla per dirle che i miei lettori avrebbero voluto lei come agente, ma non l’ho trovata: ha lasciato la compagnia, probabilmente è in pensione.

Quindi ora ti consiglio il mio nuovo agente di cui ti ho già parlato, è serio ed efficiente.

Ora che hai terminato con la varia documentazione, immagino che ti lancerai sui tipi di qualifiche che rispondono ai sei tipi di visto che ho esposto poco fa e per farlo, ti consiglio sempre un buon agente.

Valutazione delle competenze

Se disponi delle giuste competenze con le relative qualifiche, allora questo paragrafo non farà al caso tuo, ma se invece avessi le giuste competenze senza qualifiche?

Dovrai essere sottoposto a delle valutazioni. In che modo?

Ecco un esempio. Ammettiamo che tu sia un alto dirigente e lavori per una società più che influente nella finanza. Il tuo lavoro è quello di assicurarti che tutto il tuo staff dei tuoi più che solidi 200 dipartimenti stia al passo con i prodotti della compagnia.

Per farlo, fornirai una sorta di presentazioni ai vari gruppi nei dipartimenti a intervalli regolari: sei un Trainer?

I Trainer si trovano sulla lista delle Skilled Occupation!

Il tuo agente ti aiuterà in questo in base alle specifiche del tuo lavoro: così potrebbe, ad esempio, consigliarti il “Finance Manager” che troverai sulla lista.

Ma una volta presa la decisione, non hai finito: per accettare le tue credenziali e le tue abilità si dovrà ricorrere alle autorità australiane, pertanto il tuo lavoro in questa fase sarà quello di raccogliere referenze, scrivere a proposito del tuo lavoro e delle tue esperienze acquisite nel corso del tempo (in una sorta di saggio), spiegando in maniera molto dettagliata le mansioni che avevi e come le svolgevi.

Ok, ora che hai messo a punto tutto questo, puoi fare domanda per il visto…ma quale?

E se non hai abbastanza requisiti, vuol dire che non puoi andare in Australia?

No! Ci sono molti metodi per raggiungerla, basta solo sapere come funzionano, è qui il problema, grazie al quale gli agenti del MARA hanno uno stipendio mensile.
Se hai bisogno di un aiuto, il mio agente può aiutarti a capire quale possa essere la migliore opzione per te e se non ne trova, ti consiglierà dei “pathways”, ovvero delle cose che puoi fare per migliorare le tue abilità al fine di ottenere una qualifica (ricorda però che un agente non è mai gratuito!).

Ti ricordo che questo articolo racconta la mia storia di come io e la mia famiglia siamo arrivati in Australia, quindi non vuole essere una guida standard sulle procedure da utilizzare: ti racconto la mia storia per condividere con te le scelte che ho preso e per aiutarti, in qualche modo, a non fare gli stessi errori che noi abbiamo fatto.

Bene, detto questo proseguiamo con le mie avventure.

Dimostra ciò che affermi

Mia moglie ha fatto domanda per spostarsi in Australia come skilled migrant, ovvero come persona qualificata e per farlo ha dovuto nominare un’occupazione presente nella Skilled Occupation List (SOL), dopodiché ha dovuto fornire delle prove alle autorità che effettuano le valutazioni, le quali agiscono in modi diversi in base all’abilità.

Ogni autorità, naturalmente, richiede un pagamento che dovrai effettuare e nel caso di mia moglie, la qualifica presentata non è stata riconosciuta né accettata; tuttavia, all’epoca c’era una soluzione alternativa per dimostrare che effettivamente mia moglie aveva quelle determinate qualifiche: nei quattro anni precedenti avrebbe dovuto averne due di esperienza lavorativa in quel campo…e li aveva!

Quindi sarà nel tuo interesse fare del tuo meglio al fine di far accettare la tua domanda perché, se non viene accettata neanche con la clausola più remota, avrai già fallito in partenza.

Mia moglie, ad esempio, ha riunito in una cartella tanti documenti, come referenze, CV, qualifiche, una copia di un contratto firmato, esempi sul tipo di mansione svolta, campioni di brochure, volantini e altro materiale.

Perciò, come puoi vedere, anche se la tua qualifica è semplice da dimostrare, dovrai essere più che attento e dettagliato che puoi.
Fortunatamente per noi, alla fine la domanda di mia moglie venne accettata, così siamo passati alla fase seguente.

Ricorda, dunque, che indipendentemente dal modo con cui vuoi entrare in Australia, dovrai sempre dimostrare tutto ciò che affermi di essere e di saper fare, così, come mia moglie ha dovuto presentare ogni tipo di documento per provare le sue qualifiche, anche i dottori, le infermiere, quelli dell’Employer Sponsored Workers e tutti gli altri faranno lo stesso.

Prima di proseguire con la mia storia, ti riassumo mese per mese cosa abbiamo fatto finora:

• Inizio gennaio 2006 – abbiamo avuto l’idea di andare in Australia

• Fine marzo 2006 – dopo aver avuto problemi con la nostra agente abbiamo deciso di cambiarla

• Inizi aprile 2006 – primo incontro con la nostra nuova agente con cui abbiamo messo a punto le fondamenta della nostra domanda

• Inizi di maggio 2006 – inserimento delle qualifiche nella domanda

• Primi di luglio 2006 – qualifiche accettate

Non dimenticarti il cane!

Probabilmente non sarà anche il tuo caso, ma nel mio c’è stata un’importante valutazione da fare e che per mia moglie era al primo posto:

Possiamo portare anche il cane?

portare cane in australia
Baggy, il nostro caro labrador color cioccolato, aveva nove anni quando abbiamo iniziato a intraprendere il nostro percorso per trasferirci in Australia e, per quanto mi riguardava, l’avrei lasciato a casa, ma poi ho realizzato che se fosse andata così, mia moglie avrebbe lasciato a casa anche me.

Far fare un bel viaggetto al tuo cane fino in Australia non è certamente economico e se vuoi ti ribadisco quanto ho speso: tre biglietti di sola andata per due adulti e una bambina di tre anni, 1.365,00€ e un biglietto di sola andata per Baggy in una cassa di legno nella stiva, 1.919,00€.

Pensi che stia scherzando? L’avrei voluto anch’io.

Anzi, ti dirò che l’intera procedura per avere Baggy con noi ci è costata intorno ai 3.000€, motivo per cui pensavo che una volta arrivati avremmo potuto prendere altri due cani, più giovani, più forti e che sicuramente ci sarebbero costati meno, ma anche questa era un’idea sbagliata e me ne sono accorto 18 mesi dopo: portarlo con noi è stata la decisione giusta.

È grandioso averlo in giro per casa e, francamente, quando arrivi in un nuovo paese a migliaia di km dai tuoi amici e dalla tua famiglia, è bello avere il miglior amico dell’uomo accanto a te.

Anche a Baggy piace stare qui, è come se avesse iniziato anche lui una nuova vita, forse per il mese di “prigione” che ha dovuto subire, in ogni caso è andata bene così anche perché mia figlia è stata felicissima di averlo vicino, soprattutto nei suoi momenti più bui (ne parlo nel mio articolo su Elizabeth).

Insomma, la morale di tutto questo è: se hai un cane (o un gatto) portalo con te!

Non pensare al costo, anche se sarà piuttosto difficile quando dovrai pagare, ma una volta passato quel giorno (e anche qualcun altro in più), l’amaro in bocca per il denaro speso svanisce e il cane rimane.

Inoltre Karen, mia moglie, ha dato vita a una società chiamata Dog Walks Pty Ltd nel 2008 per aiutare animali e padroni nel periodo della quarantena, sfortunatamente però il team non può più visitare gli animali perché le regole statali sono cambiate, per cui:

• Niente visite
• Niente esercizi
• Niente cure
• Niente fotografie
• Nessuna notizia
• Nessun gioco
• Nessun contatto

Tutto questo sarà sicuramente terribile per il padrone dell’animale in questione, infatti la procedura per spostare il cane (o un altro animale) è abbastanza preoccupante.

Tuttavia Karen ha scritto una guida che potresti trovare utile: From Overseas to Australia – a Guide to Migrating with Your Pets.

Se invece volete rimanere aggiornati riguardo le regole statali: Dogs and Cats in Australian Quarantine: It’s Good News e Unhappy Cats and Dogs in Australian Quarantine…

Allora, facendo il punto della situazione, siamo nella fase in cui la nostra domanda è stata accettata insieme alle qualifiche di mia moglie e sappiamo che il nostro cane può venire con noi.

Ti ricordo che ci sono voluti sei mesi per arrivare fin qui, di cui tre sono stati persi grazie alla “grande efficienza” della nostra prima agente, quindi, se non fai il nostro errore, puoi terminare le procedure finora menzionate in soli tre mesi. E poi?

Ora è il momento della domanda

Sì, lo so che sembro ripetitivo, ma in realtà, la domanda non è finita qui, anzi quello che abbiamo fatto era solo l’inizio: ci sono centinaia di moduli da scegliere sul sito immi.gov.au, o meglio, c’è un modulo per ogni tipo di domanda e i nostri erano di 30 pagine.

Riempire questi moduli è forse la parte più semplice di tutto il processo, però ti prenderà un bel po’ di tempo e di nuovo, la parte più difficile sarà quella di dimostrare tutto.

Hai già provato di essere qualificato, hai provato di avere le abilità richieste, ora devi dimostrare tutto il resto!

Questo vuol dire inserire il proprio certificato di nascita, di matrimonio, di divorzio (se l’hai fatto) e del secondo matrimonio (se l’hai fatto), oltre alle certificazioni dei vari esami, di laurea o diploma, alla fotografie di ogni membro della famiglia e devi dimostrare che i passaporti saranno validi per almeno altri cinque anni.

Tutti questi documenti vanno fotocopiati e fatti autenticare da un giudice di pace, il che per noi non fu un problema visto che la nostra agente era anche giudice di pace.

Non viene tralasciato nulla!

Anzi, prima ho dimenticato di dire che mia moglie ha dovuto anche allegare la certificazione attestante il suo diploma, così che gli esaminatori potessero valutarne l’autenticità.

Non solo, ti verrà anche chiesto dove hai vissuto negli ultimi 10 anni, cosa che ovviamente dovrai dimostrare. Tra l’altro, se questi documenti provengono da un paese non di lingua inglese, come il caso di una persona che conosco che si è sposata a Roma, dovrai pagare un traduttore qualificato per tradurre il tutto e poi controllarlo.

Non ti sembra divertente?

Il tutto venne inviato alle poste che pensano a mandarlo alle autorità australiane, le quali ricevettero i nostri documenti il 3 agosto 2006. Abbiamo anche pagato circa 50€ per il corriere, sai, dopo tanta fatica, non avevamo voglia di correre il rischio di perdere tutto.

Di nuovo, quello che sto dicendo non è scolpito nella pietra, anzi troverai anche qualcun altro che ti dirà:

Di non aver bisogno di un agente così potrai risparmiarti 1.200€ (o qualunque sia la somma richiesta) e fare tutto da solo. Tuttavia, come ho spiegato precedentemente, per me è stata utile una figura del genere, anche perché elimina immediatamente ogni forma di dubbio che possa balenarti in testa, ma ognuno di noi è diverso dall’altro, quindi fai la scelta che più preferisci.

Che la domanda online è molto più veloce di quella cartacea: probabilmente è vero! Quindi se sei di fretta, servitene pure.
Considera il fatto che gli ultimi mesi che ti dividono dall’Australia, che per noi sono stati 23, sono un lungo periodo, ma saranno anche gli ultimi che vivrai nel tuo paese: a noi hanno dato l’opportunità di salutare tutti e tutto, infatti abbiamo fatto anche qualche vacanza qua e là per l’Europa per salutarla.

Del resto per noi l’importante era avere il permesso da parte dell’Australia, non la velocità della procedura.

L’attesa

Ora arriva la parte più insidiosa di tutte: aspettare.

È una cosa che non riuscirai a gestire facilmente, sarà uno strano periodo, ma se disponi di un agente, più o meno saprà dirti quanto durerà: la nostra ci disse che si trattava di attendere per 10 mesi.
Dieci mesi sono lunghi, tu come li passeresti?
Potresti tentare con la meditazione…

meditazione
Io ho fatto due cose. La prima è stata quella di registrarmi alla mailing list delle autorità australiane, così da avere sotto controllo la coda e vedere come procede.

In teoria, dopo aver mandato una blank email al The Australian Government Department of Immigration e al Multicultural Affairs o DIMA, riceverai un aggiornamento una volta a settimana.

Fondamentalmente, il servizio ti dice quale domanda è stata aperta ed è in corso di valutazione e, nel mio esempio come detto poco fa, la mia è stata ricevuta il 3 di agosto 2006, quindi la nostra prima email ricevuta aveva un testo del genere “stiamo prendendo in esame le domande pervenute il 3 novembre del 2011”, quindi, da come puoi vedere, avrebbero aperto la mia circa dopo 10 mesi dal suo arrivo.

Sfortunatamente però, ciò che avvenne nel gennaio del 2007 fu “stiamo prendendo in considerazione le domande pervenute il 18 dicembre del 2005”.

Così ho iniziato a pensare che la nostra sarebbe stata valutata da lì a cinque anni: deprimente? Ovviamente sì.

Ma poi abbiamo visto che c’è stato una sorta di errore nel sistema, per cui i 10 mesi di attesa erano reali e non avrebbero subito variazioni.

Per cui, il mio consiglio è di non registrarti a nessuno di questi servizi perché è decisamente demotivante: è come se durante una dieta controllassi il tuo peso ogni giorno, non ti farà bene!

Quindi non cercare di avere risposte immediate, vai avanti con la tua vita e prima o poi delle notizie verranno fuori.
La seconda cosa che ho fatto è stata decisamente più utile. Dato che sono fermamente convinto che ognuno di noi crea il proprio futuro e che, se vuole, è in grado di gestire gli ingranaggi che muovono l’universo, ho creato una sorta di mantra, un credo o semplicemente un desiderio che mi ripetevo ogni giorno:

“Abito in Brisbane, la mia residenza permanente, dove vivo con mia moglie e mia figlia, in una casa di un piano, con quattro camere da letto, di moderna costruzione con una piscina. La casa è costruita in modo da avere un cortile ampio e pieno di luce con uno scenario meraviglioso che si prospetta agli occhi di chi si trova in piscina o in sua prossimità a prendere il sole e rilassarsi”.

Sono pazzo? Forse sì.  Ma io ora vivo in Australia!
Non solo! Vivo nella casa descritta nel mio mantra e che avevo adocchiato su internet e posso giurarti che non avrei mai creduto di riuscire a essere qui oggi se non avessi creato nella mia mente tutto questo.

Prima ho scritto che non è una cosa facile da gestire, anzi quasi per niente: ecco, non è assolutamente vero!

Avere dei sogni, dei desideri, aiuta.

E dopo aver aspettato? Si continua ad aspettare

Cosa stavamo aspettando? Che ci venisse assegnato un case officer.
Anche se avevo il mio mantra, le domande che ci sono venute in mente sono state le più svariate:

dovrei fare domanda per quel nuovo lavoro?
Riuscirò a comprarmi una macchina?
Potrò comprarmi quel maglione?
E se poi non mi va più o non ne avrò più bisogno?
Cosa voglio per Natale?

Non lo so, forse degli occhiali da sole e un cappello o, dipende da come vanno le cose, un ombrello e dei guanti.

Riesci a vedere il problema?
È come se si andasse in stallo, situazione che è stata poi sbloccata il 27 aprile del 2007, giorno in cui ci hanno comunicato di aver trovato un case officer, il quale aveva richiesto il controllo della nostra fedina penale e delle nostre cartelle cliniche.

Stando alle email che ricevevo e di cui ho parlato prima, eravamo ben lontani dal ricevere un case officer!

Questo te lo dico per ribadire il fatto che quelle email non sempre dicono il vero.

Ora, sai che la tua domanda è stata accettata, insieme alle qualifiche e quant’altro: ormai sei a tre quarti del lavoro, un rifiuto è quasi impossibile.

Cosa potrebbe andare storto?

Quello che devi fornire al case officer è:

• La cartella clinica
• La fedina penale

Era fatta! Eravamo convinti che di lì a poco saremmo partiti.

Così ci siamo recati alla stazione di polizia più vicina e dopo aver riempito dei moduli e pagato 10€, nel giro di due settimane (che poi si sono rivelati 28 giorni) abbiamo ricevuto i documenti necessari.

E ora la cartella clinica.

Questa è una delle cose che mi terrorizza ogni volta che ci penso, perché avevo paura che fosse l’unica cosa che avrebbe fermato tutto, mandando in fumo i 18 mesi precedenti.

All’epoca avevo 49 anni e pensavo di essere piuttosto in forma: giocavo a calcio due volte a settimana, avevo smesso di fumare da quando avevo 33 anni, quindi non avevo nessun timore, eccetto…

Nel 2000, molto molto prima di ideare il nostro trasferimento in Australia, mi accadde qualcosa di strano: persi completamente il senso dell’olfatto, le cui ragioni più comuni erano:

• Infezione virale
• Trauma cranico
• Patologie legate al naso e alla sinusite

Quando mi recai dal mio dottore, non seppe rispondermi né tantomeno darmi una soluzione, così mi fece andare da uno specialista il quale, dopo tutti gli esami possibili, non riuscì a fare una diagnosi e mi liquidò con “sarà una di quelle tre cose”.
Nel 2004, avevo ormai perso per sempre il mio senso olfattivo e il gusto se ne stava andando con lui. Così tornai dal dottore che prese un appuntamento per me al National Ear Nose and Throat Clinic a Londra la cui disponibilità era per giungo del 2006 (veloci!!!), ovvero sei mesi dopo la nostra decisione.

Anche quella volta i medici non hanno saputo trovare una ragione alla mia anosmia, così mi hanno consigliato un neurologo specializzato nella perdita dell’odorato. Avrei sicuramente detto no, ma era troppo non poter sentire il gusto del mio panino con la pancetta.

Lo incontrai nel gennaio del 2007 e mi fece una lista di tutte le motivazioni possibili per il mio problema e mi consigliò di andare nella sua clinica per fare ulteriori accertamenti, ma l’unico momento disponibile era a ottobre del 2007, data in cui pensavo – e speravo – di essere già in Australia: fu ciò che gli dissi.

“Davvero?” mi rispose “in queste condizioni non passerai mai gli esami sanitari, a meno che tu non faccia una TAC totale che prova che non hai nessun tipo di problema”.

Cavolo!

Non erano affatto le parole che avrei voluto sentire: dovevo fare una TAC immediatamente altrimenti non avrei avuto nessuna chance di andare in Australia.
Le TAC mostrano qualsiasi cosa ed ero un po’ restio a farla, perché se avessi avuto anche il minimo problema su un organo o una cellula in qualsiasi punto del mio corpo, si sarebbe visto.

Tuttavia decisi di seguire il suo consiglio e agli inizi di maggio venne fissato l’appuntamento.

Ora, facendo mente locale sulle date, il case officer ci venne assegnato il 27 aprile del 2007 e l’appuntamento per la mia TAC agli inizi di maggio: coincidenze “meravigliose” direi! Ottenni la risposta il 17 maggio e il 23 era il giorno della scadenza per la consegna dei documenti.

Il giorno in cui ricevetti la busta dei risultati non lo dimenticherò mai: la tenni in mano per un po’ e dopo essermi convinto che non potevo più partire, presi un bel respiro e la aprii.

Non esagero se dico che il nostro futuro dipendeva dal quel foglio di carta A4.

Sotto il mio nome c’era scritto “La TAC del paziente non ha riscontrato nessuna anomalia nel torace e nell’addome”.

Evvivaaaaaaaaaa!

Sei giorni dopo avrei avuto la mia cartella clinica australiana. Portai con me due cose: la busta che conteneva i miei raggi X al torace e la lettera con i risultati della TAC.

I raggi X al torace

Credo che tutti bene o male dagli 11 anni in su abbiano fatto i raggi X al torace, costano più o meno 100€.

Ti do un piccolo consiglio: quando li fai, nessuno dice niente, mettono tutto in una busta e firmano, quindi col cuore in mano parla al medico che ti fa i raggi X e digli che sono per i controlli che ti permetteranno di andare in Australia, ma non dirglielo subito, inizia la conversazione dicendo che non hai mai fatto i raggi X solo perché il dottore diceva che eri malato.

Una volta che il medico ha controllato le immagini, di’ qualcosa come “Allora? L’Australia sarà mia?”, la risposta che mi diedero fu “oh sì, sei completamente a posto”. Se invece il medico si fosse girato e non mi avesse risposto avrebbe voluto dire ovviamente che avevo un problema.

Così, cercando di nascondere la mia grande soddisfazione, ho spiegato al medico che mi hanno visitato in molti e che ho subito tutti i test possibili e immaginabili dagli esperti nel settore i quali non hanno trovato nulla che non andasse.

Per essere ancora più certi, mi hanno consigliato una TAC totale, di cui ho i risultati, che non mostra nessun tipo di problema.

Così, più che compiaciuto, ho consegnato i documenti, ma mi fu risposto:

“No, ho bisogno di tutti i risultati completi, così non va bene. La prego di inviarmi tutti i risultati della sua TAC insieme alle copie di tutti i fascicoli inerenti alla sua situazione sanitaria che può fornirle il suo dottore e, in particolare, la diagnosi del primo dottore che l’ha visitata oltre a tutta la corrispondenza fra lei e il dottore e fra lui e gli altri specialisti.

Ci vorrà una settimana prima di avere i risultati dai suoi esami delle urine, per cui se riuscirà ad avere tutte le informazioni che le ho chiesto per quella data, includerò la sua domanda nel mio report per lo stato australiano.

Qualora non avessi sue notizie entro il termine stabilito, invierò il report così com’è dopodiché saranno le autorità australiane a decidere se accettare o meno le sue informazioni. Grazie. RITENTI!”

Nei sette giorni seguenti ho scoperto quanto il mio medico fosse inefficiente nel tenere i registri, ad esempio, è riuscito a trovare tutta la mia corrispondenza con gli altri specialisti, ma nessuno che confermasse il mio essere “fuori pericolo”.

Ho scoperto che l’unico report valido della mia TAC stava viaggiando su un qualche furgone destinato all’NHS (National Health Service) e che avrebbe impiegato settimane per arrivare ed essere registrato.

Ho anche scoperto che il mio specialista si trovava a Parigi e da lì sarebbe andato poi in Turchia.

Sono così riuscito a mettere insieme tutte le informazioni richieste in nove giorni e, anche se me ne erano stati dati solo sette, con un ponte di mezzo sono riuscito comunque a rimanere nei termini stabiliti.

Tuttavia ho dovuto aspettare ancora, con i nervi a fior di pelle: nessuno mi faceva ancora sapere se ero o meno idoneo per partire.

Finché il 19 luglio del 2007 ricevetti un’email dalla nostra agente del MARA, ma prima di dirti cosa diceva, ti ricordo che per entrare in Australia devi avere una sorta di punti, un points system; ecco, noi avevamo bisogno di 115 punti: io non ne avevo neanche uno, quindi 0 (avevo più di 45 anni), ma mia moglie ne aveva 110, per cui ce ne restavano 5.

(Ricorda sempre di controllare i vari aggiornamenti sul sito del governo australiano perché da allora le regole per il points system sono cambiate).

Avremmo potuto raggiungere quei 5 punti facendo un investimento in bond per lo stato australiano di 100.000€, il che era una somma piuttosto agibile, tra l’altro lo stato ci avrebbe pagato il 6% degli interessi, senza contare il fatto che in quel periodo il tasso di cambio andava a nostro vantaggio.

Torniamo all’email.

La nostra agente ha ricevuto dal case officer una richiesta di pagamento del nostro investimento di capitale, il che è stata una buona notizia…o no?

Pensavamo che il governo australiano non ci avrebbe richiesto il pagamento di quella somma finché non avessero avuto il responso delle nostre cartelle cliniche. Forse ci sbagliavamo?

È incredibile quanto possano diventare irrazionali i pensieri che ti fai in momenti come questo: per noi non aveva senso pagare per poi sentirsi dire un “no” come risposta.

Tuttavia era una possibilità da mettere in conto e così abbiamo trasferito i nostri soldi che in Australia sono pervenuti il 22 di luglio.

Tra l’altro, lo stato aveva anche bisogno di alcuni moduli da firmare in modo da poterci aprire un conto corrente: dopo aver compilato il tutto l’abbiamo spedito con la Royal Mail.

Ma se ne sono perse le tracce!

Così mi sono recato al nostro ufficio postale stringendo in mano la ricevuta di tracciabilità e ho chiesto di rintracciare immediatamente i miei documenti: dopo aver fatto qualche ricerca, l’operatore ha detto che non aveva idea di dove fossero finiti e ha aggiunto “l’ultima volta erano diretti in Africa”.

“Ma io ho pagato per la ricevuta di tracciabilità, quindi li rintracci!” risposi, ma lui mi guardò come se fossi andato fuori di senno per poi dirmi scocciato “non possiamo rintracciare qualcosa che abbiamo perso, no?” dopodiché ha spiegato che se non fossero stati rintracciati entro 28 giorni, sarei potuto tornare e riempire un modulo per il risarcimento.

Abbiamo ricompilato i moduli e li abbiamo spediti tramite corriere e, nonostante il ritardo, alle 6:30 del mattino dell’8 luglio 2007 abbiamo ricevuto una telefonata dalla nostra agente: avevamo ottenuto i nostri visti!
Di solito non sorrido spesso alle 6:30 del mattino, ma quel giorno era quasi impossibile fermarmi.

vivere in australia

La prima cosa da fare era di inviare i nostri passaporti all’Australia House. Prima ho menzionato il fatto che il passaporto deve avere un minimo di validità di altri cinque anni, questo perché il visto viene aggiunto in una pagina del passaporto e fungerà da prova per la residenza.

Non so se riesci a leggere la scritta, ma dice “RILASCIATA IL 18LUG07, VIAGGI MULTIPLI, VALIDITA’ FINO AL 18LUG12, AL PROPRIETARIO E’ CONCESSO DI RIMANERE IN AUSTRALIA A TEMPO INDETERMINATO”.
In questo modo hai cinque anni di tempo per prendere la decisione di lasciare l’Australia, ma a noi già piaceva l’idea di “RIMANERE IN AUSTRALIA A TEMPO INDETERMINATO”. Tuttavia il visto non viene validato finché non si arriva fisicamente in Australia e, per quanto riguardava noi, avevamo tempo fino al 26 febbraio del 2008 per trasferirci (la data viene anche scritta sul visto e se la perdi rischi di mandare tutto all’aria) e, terminato tutto il da farsi o meno, entro quella data noi saremmo partiti.

Rimaneva solo un piccolo problema, quello di vendere la casa; la mettemmo in vendita alla fine del gennaio 2007 e fino a luglio abbiamo avuto due proposte che però sono andate in fumo: la prima volta perché, dopo aver deciso di comprare la casa, i nostri acquirenti hanno anche deciso di divorziare; la seconda perché l’acquirente si è tirata indietro perché gli interessi erano aumentati dell’1%.

Così a luglio ci trovavamo con i visti pronti, ma senza aver venduto la casa, finché, fortunatamente, a settembre abbiamo ricevuto un’altra chiamata da un terzo acquirente: speravamo con tutte le nostre forze che fosse quello giusto, ma poi il 14 settembre, qualche giorno dopo l’offerta, la Northern Rock ha annunciato di non avere più un centesimo, o qualcosa del genere, generando così la più grande crisi finanziaria inglese: ogni volta al notiziario si parlava della situazione cupa e tenebrosa della finanza e i tg mostravano code infinite in banca con persone che cercavano di prelevare tutto il proprio denaro.

Ormai era diventata una routine, per la terza volta abbiamo aspettato una chiamata che non è mai arrivata, o meglio, che non è arrivata fino al 27 ottobre!

Giorno in cui abbiamo concluso la vendita con i nostri acquirenti che sono riusciti a comprare la nostra casa nonostante la crisi.

Eravamo diventati dei senza tetto ed eravamo felicissimi!

Non riuscivamo a descrivere a parole il cambiamento di stato d’animo, da prima a dopo la vendita.

In circa tre settimane abbiamo dovuto annullare i contratti per il gas, la luce, il telefono e le varie assicurazioni, abbiamo dovuto cambiare l’indirizzo su tutte le carte di credito, vendere la macchina e annullare l’assicurazione, imballare tutto, fare una festa, visitare i parenti, chiudere i servizi per la tv e i cellulari e bla bla bla bla bla bla e, soprattutto, abbiamo cercato un posto dove stare una volta arrivati in Australia.

Comprare una casa online a scatola chiusa

comprare casa in australia

Ci eravamo ripromessi di non farlo, ma alla fine l’abbiamo fatto: abbiamo comprato una casa a Brisbane a scatola chiusa, online.

L’alternativa era di andare in affitto per 12 mesi, ma poi abbiamo realizzato che sarebbe stato solo uno spreco in denaro lungo un anno.

Così abbiamo comprato quella casa, dietro la quale ne avrebbero costruita un’altra. “Perfetto!” ci siamo detti: se non ci piace la casa che abbiamo comprato, possiamo sempre venderla e comprarne un’altra, magari proprio quella in costruzione dietro la nostra. Cosa poteva andare storto?

La cosa interessante di comprare una casa in Australia è che, legalmente parlando, si svolge tutto in modo diverso: dopo che la nostra offerta è stata accettata, abbiamo dovuto pagare il 10% della somma totale come deposito, dopodiché avremmo avuto due mesi di tempo per pagare il restante, in toto.

Se non l’avessimo fatto, oltre a perdere il 10% versato anticipatamente, saremmo potuti incorrere in sanzioni legali qualora il venditore lo ritenesse opportuno.

La vita è fatta di rischi e noi ci siamo buttati.

Le nostre ultime due settimane sono state frenetiche e nostalgiche: mi sono ritagliato del tempo per fare un’ultima visita al parco in cui giocavo da piccolo…

Dire addio alle papere…

papere

E dare un ultimo sguardo alla casa in cui ho vissuto dai 2 ai 13 anni…

Poi, il sabato sera dell’11 novembre 2007 ho bevuto la mia ultima birra nel solito pub. Il lunedì siamo partiti.

 

L’arrivo

Alle 6:30 del mattino, ora locale, di mercoledì 14 novembre 2007 abbiamo toccato il suolo australiano: l’arrivo sul posto è l’ultima tappa del processo di trasferimento e, soprattutto, rende valido e attivo il visto che per noi voleva dire che potevamo vivere e rimanere in Australia per sempre.

Dopo quattro anni di permanenza, avremmo potuto chiedere la cittadinanza, semplicemente meraviglioso.

Non solo eravamo strafelici di aver finalmente coronato il nostro sogno, ma lo siamo diventati ancora di più quando abbiamo visto la nostra casa nuova di zecca dal vivo.

retro giardino
Questa è la vista dal giardino sul retro: stupenda, vero? Da fuori era fantastica, ma dovevamo guardarla all’interno:

 

sarà valsa la pena di fare il nostro acquisto, in qualche modo, azzardato?

Entriamo: 18 tipi di tende rosa, 14 tipi di luci fluorescenti, vetri oscurati sulle pareti in tre stanze.

La nostra prima impressione non è stata un granché, ma neanche la seconda e la terza, infatti credo che mia moglie abbia subìto una sorta di shock e non riuscivo neanche a consolarla.

Se fino a poco fa pensavi che comprare una casa su internet fosse una cosa saggia da fare, ora immagino che verrai inondato da una marea di se e di ma.

Tuttavia oggi, dopo aver ridipinto le pareti, tolto le tende, cambiato lampadine e luci di vario genere, rinnovato cucina e bagno, possiamo dire di amare la nostra casa e che il nostro acquisto alla cieca tutto sommato è andato a buon fine.

E così stavamo vivendo in Australia nella nostra nuova casa, ma mancava ancora una cosa, anzi alcune cose: i mobili.

Avevamo spedito i nostri mobili in un container un paio di settimane prima del nostro volo: il 24 ottobre e ci hanno detto che “se eravamo fortunati” saremmo riusciti ad avere i nostri mobili per Natale.

Ma non lo siamo stati.

Anzi, probabilmente eravamo completamente l’opposto: sfortunati e molto.

Fu non prima del 21 di gennaio che i mobili insieme a tutte le nostre cose arrivarono.

C’è voluto molto tempo, tempo in cui abbiamo pensato di tutto, persino che i nostri mobili avessero fatto un bel bagno nell’oceano. Credetemi, non è bello vivere così.

Tuttavia, per quanto mi riguarda, è stato un bene che non fossero arrivati subito perché, da come puoi vedere dalle immagini qui sopra, ho avuto molto lavoro da fare e mettere a posto e decorare casa senza mobili in giro è molto più facile, ma parlo di me.

Mia figlia invece non aveva nessun giocattolo con sé e stava vivendo molto male quella situazione: due mesi e mezzo per lei sono stati come due anni e mezzo.

In ogni caso però, alla fine di gennaio tutto era al proprio posto e ogni imballaggio, scatola e quant’altro non faceva più parte della casa.

Era ormai casa nostra: il nostro trasferimento era completo.

Se abbiamo avuto qualche rimpianto?

Assolutamente no! Amiamo stare qui, le nostre vite sono migliorate. Le uniche cose che mi mancano sono i pub e giocare a calcio, tutto qui, nient’altro.

Al posto dei pub però, ho tanti barbecue a cui partecipare e da fare, la nostra vita sociale è fantastica, è anche migliore di quella che avevamo prima.

Mi sono iscritto in palestra, così vedo i miei nuovi amici due o tre volte a settimana, il che è anche meglio del pub.

E il calcio?

Beh sì, un po’ mi manca, ma sicuramente non mi mancano gli infortuni, ormai ho un’età.

Proprio qualche tempo fa mi ha chiamato un compagno con cui giocavo, Alan, e mi ha detto che tutti si sono fatti male al punto da cancellare le partite per tre mesi: è stato in quel momento che ho pensato di aver abbandonato nel momento giusto.

Giunti alla fine della mia storia, ricapitoliamo i passi da fare:

• Avere l’idea di trasferirsi
• Controllare i tipi di visto che esistono
• Procurarsi i moduli per la domanda
• Vedere quanti punti riesci ad avere (points system)
• Sistemare le scartoffie
• Fare in modo che il tuo cane (o gatto) venga con te
• Dimostrare, nella domanda, tutto ciò che affermi di essere, fare e avere
Aspettare
• La cartella clinica (e se sarai più fortunato di noi – cosa che ti auguro – non dovrai aspettare troppo)
• Vendere la casa e pianificare il trasloco
• Organizzare il trasloco con una compagnia, salutare i parenti e i posti a cui sei più affezionato
• Volare con un biglietto di sola andata
• Rimontare i mobili (che si spera non arrivino troppo tardi)

Alla fine di tutto, quindi, ti ribadisco che se pensi di trasferirti in Australia, non pensarci troppo, fallo e basta, ti assicuro che non rimarrai deluso!